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fateci dunque sperimentare,
fateci rimanere saldi ai miei progetti.
Henrik Ibsen
-per riavvicinarsi ad Ibsen...bisogna avere un' anima eroica.
-le rappresentazioni teatrali non sono interpretazioni, come si dice e crede, ma variazioni: ossia creazioni di nuove opere darte. L interpretazione di un dramma è, dunque, unopera d'approssimazione.
-ogni generazione saccosta in modo nuovo ai capolavori delletà passate; e così comunica ad essi una sorta di immortalità in movimento.
-talvolta in Ibsen riecheggia la tecnica del teatro di Dumas. Ma ambedue creano nel senso di superamento e di perfezionamento, svolgendo, da ciò che è dato, ciò che è nuovo e ancora imprevisto.
-ma ad Ibsen poeta chiediamo sensatamente, come ad ogni altro artista, favole, fantasie, non ragionamenti.
-nel primo atto Hedda entra per terza in scena, nel secondo la vediamo svagata giocare con le pistole, nel terzo dormire sul divano in attesa del rientro degli uomini dallorgia notturna e nel quarto agitarsi inquieta.
-Lovborg uscirà dal dramma alla fine del terzo atto per non rientrarvi più divenendo oggetto di verbali di polizia e di pettegolezzi della demeure
-...in unepoca in cui Nora e la signora Alving consumano la loro giovinezza in accanite lotte per la conquista della verità vediamo Hedda passare i pomeriggi seduta sul divano dangolo in compagnia di Lovborg
-il personaggio è luogo indefinitamente rinnovabile di produzione di senso
-se qualcuno cresce troppo, se avanza pericolosamente verso il proscenio, dovrà inevitabilmente essere smontato, ridimensionato, altrimenti sarà espulso
-Hedda: Poveri noi, siamo inondati di sole !
-Brak: Coraggio!
Hedda: Ah si ! averne!
-Hedda: Non avete nulla in cui vi possa aiutare?
Tesman: No assolutamente nulla non ti preoccupare.
-ogni volta che le persone ibseniane devono raccontare lantefatto, la verità segreta, cioè devono esprimere, come abbiamo visto, il giudizio sullaltrui e la loro vita, si siedono una accanto allaltra fan preludio al loro racconto. E proprio qui in questo “ siediti qui accanto a me” il centro del dramma delle persone ibseniane.
-Hedda si annoia non solo per il marito ma anche per la forma drammaturgica in cui è costretta a muoversi.
-Hilde: Come è stupido...come è assurdo che non si possa stendere la mano per cogliere la propria felicità.
-delle energie misteriose estraggono dalluomo la sua essenza, lo costringono allessenzialità; il processo tragico si svolge attraverso un manifestarsi sempre maggiore di questo unico essere.
-lattore che conosce la qualità del suo stare solo, come umano, in una grande vastità desertica o in qualunque altra vastità naturale e sa trasportare quella identica qualità dello stare anche in una zona molto affollata, come un centro abitato possiamo pensare che sia un super-attore.
-Casa di Bambola ed Hedda Gabler, si svolgono in case situate allinterno del centro abitato, ma qui lo spazio si movimenta allinterno e i rapporti dentro/fuori, interno/ esterno passano attraverso i personaggi.
-in Hedda Gabler lo spostamento di mobili fa allargare e dilatare lo spazio di Tesman, mentre restringe quello di Hedda.
-lattore che impersonava Hilmar secondo gli ordini del regista doveva recitare senza trucco e con i suoi propri capelli. Lo fece, ma non senza protestare.
-il titolo ideale per me sarebbe quello che esprimesse linnocenza (o colpevolezza) finale di tutti quanti nel nuocersi. Perché in fondo nella commedia hanno ragione tutti, locché segue spessissimo nella vita.
-che Ibsen abbia lasciato in me una impressione profondissima ed abbia in parte modificato il mio concetto dellopera scenica , è vero: ma non è men vero che ne vorrei, ne saprei piegare il mio ingegno alle sue forme, ne ragionare in luogo di rappresentare.
parole di:
Franco Antonicelli, Silvio D'amico, Berit Erbe, Anatole France, Giuseppe Giacosa, Piero Gobetti, Henrik Ibsen, Georgy Lukács, Thomas Mann, Lou Andreas Salomé, Paolo Puppa, Daniela Quarta, Scipio Slataper e Teatrino Clandestino.
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