R.A.P. (Resuscitato Amleto Parla)

Febbraio 1994


Rasuscitato Amleto parla; come sempre cerco di riassumere nel titolo tutto il contenuto dello spettacolo, qualcuno potrebbe pensare:"beh, mi pare ovvio!" ciò non è poi così ovvio ci sono molti modi per dare un titolo, tante intenzioni, logiche, partendo ad esempio da una parola chiave, oppure da una parola simbolo, più parole, aggiungere poi un sottotitolo eccetera ma non è certo mia intenzione fare qui un trattato su come nasce un titolo ma in qualche modo dovevo pur cominciare e questa è, per me, sempre la cosa più difficile.
Bene! dunque il più è fatto. Che tenera illusione.
Ora tocca spiegare.
Il più delle volte, per non dire tutte, che mi è capitato di dire che stavamo lavorando su amleto ho dovuto constatare che sul volto del mio interlocutore si stampava sfolgorante l' espressione del dubbio, un punto interrogativo degno di Amleto, il che invece di scoraggiarmi mi galvanizzava sempre di più, non perché ami le sfide bensì, tutto ciò andava a confermare la mia idea dell' amleto.
Vi è , secondo me , un terrore sacro nei confronti di quest' opera; pere lo meno io l' ho percepito, ma di questo voglio parlare più avanti.
Io l' Amleto non l' ho scelto, non l'ho preferito ad altri testi, l'Amleto mi si è presentato innanzi come un' osessione alla quale non ho potuto sottrarmi; ciò non significa affatto che io lo abbia compreso, ciò che è sicuro è che l'ho ragionato.
Con questa osessione nella cartellina mi sono presentato ai miei compagni di lavoro che hanno accettato; da allora sono passati tre anni nel corso dei quali abbiamo lavorato su altri tre spettacoli. Il continuo rinvio è stato dovuto a ripetuti incidenti di percorso che ci hanno sempre costretto a rimandare ma io nel frattempo ho potuto preparare tre ideazioni di quello che avrebbe dovuto essere lo spettacolo e di cui questa è l'ultima che finalmente si materializza. Devo dire di essere contento che il Caso ci abbia costretto a rimandare.
Quando siamo partitiavevo solo tre cose alle quali mi sentivo indissolubilmente legato, il testo di Shakespeare, i miei ragionamenti sul poema come forma di scrittura scenica e l' immobilità.
Ho cominciato dunque a considerare l'Amleto come un poema ed ho cercato di estrarne la poesia, il fluido POETICO, l' ho fatto a pezzettini minutissimi fino aperdere il senso di ciò che andavo facendo allora ho cominciato a sentire la necessità di scartarne delle parti, quelle "inutili" , ma così facendo non mi sarebbe rimasta una sola sillaba; a questo punto mi ero bloccato; prima crisi profonda. Sentivo che il poema amletico che cercavo era li tra quelle righe ma io non riuscivo a leggerlo. Giunse un'idea che mi aiutò ad andare avanti, per quanto ancora ceco sentire il suono che ha l'Amleto recitato nella sua lingua originaria.
Dopo averlo sentito ci convinciamo definitivamente che il poema era li nascosto anche se non lo potevamo vedere; stralciai alcuni pezzi del testo e cominciammo a lavorarci sopra.
Noi abbiamo sempre lavorato con un testo vero e il nostro lavoro parte dall' affermazione della parola come gesto teatrale fondamentale, il corpo dell'attore ha unsa sua materialità ma le sue parole possono esserne l'anima.
Ci accompagnava sempre più costante ed ossesionante la domanda "perché l'Amleto?"
Io continuavo nella mia testa a vedere gli attori immobili non riudscivo a farli muovere, ogni movimento mi appariva forzato inutile e privo di un vero senso, di un motivo.
Fiorenza e Manuel aspettavano che dicessi loro quacosa.
Quelle parole non si accostava ad alcun movimento del corpo.
Vado a Venezia; entro in S.Marco ed ecco che da quell' immenso cielo d'oro mi osservano immobili schiere di personaggi, il loro sguardo spalancato la loro staticità è carica di parole, loro sarebbe i perfetti pronunciatori; in loro è presente l' insondabilità del mito, passa attraverso le porte dei loro occhi arrivando da un dove inconoscibile; è quel dove da cui, mi rendo conto in quell'attimo, arriva anche Amleto.
Dunque ci stavamo scontrando con un vero e proprio mito e non ce ne eravavo resi conto.
In effetti ripensando a tuttto ciò che avevo letto sull'Amleto, le analisi sconfinate che si sono fatte su questo personaggio risultavano tutte plausibili pur essendo anche in opposizione tra loro, l' arrovellarsi di centinaia di intellettuali e scieziati, psicologi, filologi, e l'accanimento con cui essi sostenevano la loro teoria porta ad un paradosso: Amleto appariva come un essere umano realmente esistito, ma ciò non è.
Capisco una cosda fondamentale. Non è la costruzione di una nuova figura psicologica, politica, estetica dell' Amleto quello che stò cercando; non un'itermpretazione insomma; quello che cerco è il mito stesso dell'Amleto.
Questa intuizione mette in connessione tutti i tasselli.
Ne parlo co gli altri. "Ho capito! dobbiamo lavorare sul mito di amleto!" dico io "che cosa vuol dire lavorare sul mito di Amleto" domandano loro. Non riesco a spiegarglielo comunque li prego di fidarsi e di cominciare.
Come ho già detto avevamo constatato quante cose erano state scritte sull' argomento Amleto in epoche diverse;già molto prima che lo facesse Shakespeare "Amloti aveva fatto parlare di se. A me questo suo ritornare, questo suo fluire,dava più l' impressione di una serie di decessi e resurezzioni.
Cominciano ad arrivare le prime immagini concrete dello spettacolo.
Un grande letto coperto da una zanzarizra nel quale giace amleto.
Due figure simili a grandi mosaici bizzantini sono i medium attraverso cui il "Poema Amletico" si materializza arrivando da un dove che nessuno conosce; il dato di fatto è che ci costringe a pronunciarlo, si impossessa del corpo dell'attore, risorge in lui e parla e la sua parola è interessante inquanto antropogenetica.
Decidiamo comunque di far riferimento all' Amleto Principe di Danimarca di shakespeare per quanto riguarda il testo, poiché crediamo che sia il momento in cui ha raggiunto la forma poetica più forte (in un certo senso l' ha codificata).
Amleto è come il pianoforte in un cdoncerto per pianoforte e orchestra, tutto è riconducibile a lui, il piano contiene in se le parti du tutti gli altri strumenti cosicchè anche se privato dell' ochestra intera è in grado di eseguire autonomamente l' intero concerto supplendo agli strumenti mancanti; così è Amleto" pianoforte", contornato da personaggi archi, personaggi "fiati" etc. Per questo una voce sola è sufficiente a recitare Amleto Proprio come accade per un poema.
Ma la sua forza evocativa, la sua potenza poetica non può essere strappata completamente dalla sua lingua madre, così nasce l' idea di recitare contemporaneamente in inglese e in italiano, quasi come in un libro con il testo afronte.
Da tempo ascoltavamo musica Rap perché ci piaceva e ci sarebbe piaciuto lavorare suquesta. Ad un tratto anche questo tassello sembra trovare il suo posto nel mosaico poiché lo spettacolo ha una forte motivazione nei confronti del "parlare con parole"; troviamo che il Rap nasce dalla stessa esigenza è dunque questa necessità che ci accomuna ad esso, non che noi si usi il linguaggio tipico del rap ma si parte dalla stessa necessità (su questo argomento si dovrebbe aprire un discorso molto più ampio di quanto non si possa fare in questo foglio); si sappia solo che rap vuol dire "linguaggio forte" in oltre i Rapper spirit è il medium.
Ora noi, dopo lunghe disquisizioni, siamo convinti che il mito di Amleto sia in Noi, noi genere umano d'occidente, e che la necessità di resuscitarlo in noi, sia inevitabile, anche se questo genere di resurrezioni oggigiorno fa paura, poichè il mito scuote qualcosa in noi che ci aggredisce da dentro come una sorta di epilessia, poiché il mito giunge da così lontano da non capirlo più anche se è dentro di noi.
Credo che in questo lavoro ci sia un doppio sfruttamento, reciproco, Amleto ha sfruttato noi come medium, e in quanto ;tali passivi del perpetrarsi del suo mito, noi abbiamo sfruttato Amleto per studiare sull' importanza delle Parole nel teatro e nella vita.