L'iliade è un testo che non è un testo, la sua origine non testuale mi fa sentire libero di trattarla come fosse un suono, come fosse un armonico fondamentale del nostro immaginario, è per me sostanzialmente un materiale immaginario di immaginazioni, di figure e di suoni.
Ciò che più mi affascina nell'iliade è il suo potere evocativo e resto sempre colpito nel riscontrare in essa, nei suoi racconti, una vicinanza interiore potentissima.
Mi esalta che di questo testo, si possa dire tutto, la filologia iliadica è anch'essa fantasia, credulità, illusione; congetturare su essa appare più come un esercizio di fantasia, più o meno colta, più o meno di buon senso, ma sempre pura fantasia ed anche le scoperte archeologiche ne rafforzano laspetto fantastico; schleimann appare più un mago un esoterista che un uomo di scienze.
L'iliade mi ricorda un meteorite piovuto da una galassia lontana, di cui non possiamo negare lesistenza, perché è lì, sotto i nostri occhi e lo possiamo toccare, ma da dove venga, che cosa sia realmente, come si sia formato, come abbia attraversato altri mondi per poi divenire quello che è nessuno e tutti possono dirlo.
Per questo forse la mia prima immagine dell'iliade, la prima che mi viene agli occhi della mente, è proprio un'immagine che nega il nostro concetto di immagine e di figura, l'iliade mi parla istintualmente di una non immagine, dell'assenza della figura o meglio della immaterialità di essa, è immagine nel suo stato più puro cioè, compiendo un ribaltamento etimologico, è ancora immaginazione, possiamo dire che le immagini sono nate prima nell'immaginazione che nell'immagine? io penso di sì, penso che lo possiamo dire, ma in questo dire non c'è una pretesa di dimostrazione, c'è piuttosto una pretesa di creatività.
Quando lessi per la prima volta l'iliade fui accompagnato dalla sensazione di essere sempre ad occhi chiusi, di leggere a palpebre abbassate e questo in un secondo tempo mi fece pensare che forse potesse esserci un legame con la pretesa “storica” della cecità di omero, perché volerlo cieco? forse perché anche in altri questa assenza di immagine, di figura, la sensazione di leggere ma ad occhi chiusi, si era manifestata? può darsi, ma poco importa. così pensai di partire dall'assenza dell'immagine, dall'immaginazione ribaltata, per giungere ad un immagine, questo, però, ho sempre ben presente che è solo un concetto e ho sempre ben presente che il teatro non è un concetto; come mettere dunque insieme le due cose?
Sto chiedendo ai miei collaboratori un grande sforzo di fiducia perché mi domandano tutti i giorni “cosa dobbiamo fare?” ma davanti a questo racconto ogni domanda, la più semplice diventa complicatissima, e questo ribadisce che l'iliade è un oggetto veramente misterioso e metafisico.
Per questo lavoro stiamo mettendo in campo tutte le nostre tattiche, le nostre tecniche, i patrimoni inventivi acquisiti, assieme a cose per noi assolutamente nuove, ma ogni cosa sta giungendo alla sua verifica finale e temo e allo stesso tempo spero, che questo lavoro, che l'iliade, metta un punto ad una fase del nostro percorso.
Oggi sei febbraio 2002 mi è assolutamente impossibile dire cosa sarà la nostra iliade credo solo di sapere che le parole sono ineludibili, che il racconto è ineludibile e che bisognerà assistere come se si fosse ad occhi chiusi; sto rigirando attorno al problema del fantasma? mi sto rincontrando ancora una volta con lo' ssessione di materializzare l'inesistente? non lo so.