PROGETTO MILGRAM (L'ALBA DI UN TORTURATORE)
Si può immaginare che un racconto e il luogo del racconto siano l’immagine trasposta dell’animo umano, del rapporto con la verità e del suo essere?
Se esistono una mente collettiva, un immaginario collettivo, una memoria collettiva possono sicuramente esistere anche una natura collettiva e una rimozione collettiva. Questi due ultimi casi sono il nucleo problematico delle ricerche di Milgram ed entrambi debordano dalla loro natura scientifica verso l’indagine di coscienza. Ora l’esperimento base di Milgram sull’obbedienza all’autorità sembra maggiormente essere Vernianamente un “viaggio al centro dell’animo umano” ed è come se in questa discesa nel larvale sottosuolo, si compisse la scoperta di un meccanismo, di una macchina fantasmagorica atta alla produzione del mostro collettivo quello che in tutti noi dorme e che trasforma gli agnelli in lupi se risvegliato ad arte. La “verità” mostrata da questo esperimento giace dunque in una profondità nella quale è stata destinata o costretta a ritornare. E’ da questa immagine che prende le mosse la nostra narrazione. Si tratta dunque di una sorta di racconto fantascientifico in cui il tema del viaggio e della scoperta diventano la metafora di un luogo e di un dove, che altrimenti sarebbe difficile se non impossibile visitare. In breve: un umano scende nelle profondità della terra, ma invece di trovare una grotta dalle imponenti stalattiti atterra in una cavità artificiale, all’interno di questa scopre un assurdo meccanismo, di cui non comprende il funzionamento né il significato. E’ una rappresentazione dell’esperimento di Milgram, un assurdo carillon sprofondato inspiegabilmente in quegli abissi, ma la presenza dell’umano risveglia la macchina, mostrandogli cose che non conosce…