PSYCHE


Teatrino Clandestino si cimenta come poeta da diverso tempo, ma il suo cimentarsi non è di scrittore in versi o in prose bensì di oratore, di evocatore, di rianimatore del già scritto del già esistente in forma statica di cui il Teatrino Clandestino scatena le potenzialità dinamiche. Perciò è inutile cercare le poesie del Teatrino Clandestino poiché tutte son sue come nessuna, così come è sua e forse anche di più, la poesia in senso grande, suo è il poetico tutto, e ciò che gli concerne. Così noi ci si muove nell'atto del poetare e se in noi si può scorgere qualche cosa questa non è altro che la larva che sottende alla Parola stessa nella sua magnificenza di inconsistenza verbale.
In questo video indaghiamo ancora una volta quella linea che ha unito "Mondo(Mondo)" a "L'Idealista Magico" che la si potrebbe semplicemente chiamare '800 ma che ben di più sottende per noi; vengono ripresi un testo ed una figura che già altre volte ci hanno tratto nel loro vortice; il poema di Psiche e la figura femminile de L'Idealista Magico ci nascondono un ardore erotico ed una tenerezza esasperanti che non ci lasciano liberi dal loro fascino; Pascoli in modo enigmatico ci lega in spire di una pedantezza che dà sempre l'impressione di nascondere il vero oggetto e tenendolo così celato al primo sguardo, ci attrae, in modo che noi non si sa spiegare, sembra quasi che nel vuoto che sta tra una parola e l'altra lasci intravvedere l'Oggetto (una visione ideale), ma mai ce ne dà la certezza, forse è proprio quì che sta la sua tanto discussa forza poetica; il nostro è un tentativo di indagare quegli anfratti che paiono lasciar sfuggire, qualche minuscolo pezzetto dell'Oggetto, l'immagine fascinatoria di un' invisibile forza che forse è la Poesia stessa.
Pan! era Pan! Egli ti porge un braccio
ispido, e su ti leva intirizzita,
gelida, o Psyche; immemore; e ti corca
nuda così, live così, nel vello
del suo gran petto, e in sè ti cela a tutti.
........
O Psyche ! o Psyche! dove sei? ma forse
nelle cannucce. Ma chi sa? tra il gregge.
O nel vento che passa o nella selva
che cresce. O sei nel bozzolo d'un verme
forse racchiusa, o forse ardi nel sole.
Che Pan l' eterno t'ha ripresa, o Psyche.

Ora, questa ricerca precipita nel vortice metafisico che rende incomprensibile ogni gesto prima del suo compiersi ed è impossibile chiedere ad un corpo precipitante "perché precipiti?"; non c' è che attendere che l' atto si disveli da sé, che, come mi ricorda sempre il mio amico, squarci il velo di Pan e si mostri nel suo terrorizzante mistero.
Le immagini non possono far altro che alludere a qualcosa d'Altro ed essendo che la reale simbologia del mondo ci è ignota per ragioni ancora più ignote non è possibile creare un discorso che risponda a delle intenzioni precise se non quella di non accettare passivamente questo stato delle cose e cioè quello del sempre meno sapere.